Ragusa
Ibla. Nei dintorni della collina di Ibla le tracce che attestano
la presenza umana si datano al III millennio a.C. È qui che i
Siculi fondano la "Hibla Heraia", fiorente roccaforte che,
seppur indipendente dai vicini dominatori greci, conosce nel tempo l'occupazione
romana,
bizantina,
araba, normanna. Sotto la dominazione dei Chiaramonte e dei Cabrarera
si struttura la città medievale, fortemente caratterizzata dalla
presenza dell'imponente castello, l'antico "Kasr" arabo. Dopo
il terremoto del 1693, che devasta la Sicilia orientale, Ibla viene
ricostruita uguale a se stessa con lo stesso impianto medievale ricco
di scale e labirinti viari, ma arricchita di chiese e di palazzi nobiliari,
tanto che ancor oggi colpisce profondamente il moderno visitatore.
Da vedere: S. Maria delle Scale, Salita Commendatore, Chiesa del Purgatorio,
S. Giorgio, S. Giuseppe, S. Francesco all'Immacolata, S. Giorgio Vecchio,
Giardino Ibleo.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Ragusa
supra. La città di nuova urbanizzazione, sorta dopo il terremoto
del 1693 ed edificata nel corso del 700 e dell'800, più povera
di caratteri monumentali, si
espande
sul vasto altipiano. Il forte sviluppo che caratterizza la città
per tutto il '900, e che continua ancor oggi, attesta l'ottima scelta
attuata dagli urbanisti nella scelta del nuovo sito. E molto rapidamente
il nuovo insediamento diventa la "capitale" economica del
territorio ibleo.
Da vedere: Piazza Libertà, Museo archeologico ibleo, Cattedrale,
Palazzo Zacco, Palazzo Bertini.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983 |
Pozzallo.
Comune marittimo in provincia di Ragusa, la cui storia ha inizio nel
XIV secolo con la costruzione di un caricatore per l'esportazione di
grano, che conferì al paese notevole importanza. A differenza
degli altri centri della provincia, che basano la loro economia quasi
esclusivamente
sull'agricoltura, Pozzallo punta, anche, sulle attività marinare,
sul commercio e sull'industria. È, inoltre, nota per la produzione
di carrube. Le migliaia di tonnellate di carrubbe, raccolte in tutta
l'Area ragusana, vengono da qui spedite alla volta di varie città
italiane estere, mentre una minima quantità viene lavorata in
loco per l'estrazione dell'alcol.
Da vedere: Torre Cabrera, Palazzo Musso, Corso Vittorio Veneto, Lungomare.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Comiso.
L'insediamento è documentato nel periodo romano, bizantino, normanno.
Lo sviluppo dei nuovi quartieri a Est e a Sud, tra il '500 e il '600,
caratterizza ancor oggi la città per la sua particolare tipologia
abitativa: case a schiera a uno o due piani con scala esterna per superare
la pendenza delle strade. Con la ricostruzione, a seguito del terremoto
del 1863, assume l'attuale aspetto barocco.
Il
territorio intorno a Comiso si snoda tra vigneti e mulini ad acqua,
ormai in disuso ma che un tempo utilizzavano l'acqua del fiume Ippari.
Numerosi i depositi di marmo, da qui la tradizionale lavorazione della
"pietra di Comiso", che costituisce una delle principali attività
della città.
Da vedere: Biblioteca di "Gesualdo Bufalino", Piazza del Municipio,
Palazzo comunale, Palazzo Iacono-Ciarcià, Chiesa di S. Biagio,
Castello dei conte Naselli d'Aragona, S. Maria delle Stelle, Chiesa
di S. Francesco, Chiesa dell'Annunziata.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Modica.
La città strappata alla roccia, questa la definizione che i viaggiatori
del passato davano alla città, per le sue grotte, per le sue
scale e per la sua posizione geografica. Tipicamente barocca, come tutti
gli insediamenti di questa zona, fu ricostruita dopo il terremoto del
1693. Testimonianze appartenenti al periodo della Civiltà di
Castelluccio (XX-XV
secolo
a.C.) attestano la presenza dell'uomo nel perimetro urbano e ai margini
della città, numerose sono anche le attestazioni nel periodo
romano, arabo, normanno, medievale. Nei dintorni della città,
oltre alle miniere di asfalto e calcare bituminoso, utilizzato soprattutto
nelle pavimentazioni stradali, si trovano anche alcuni pozzi petroliferi,
il cui greggio viene inviato alla raffineria di Augusta, grazie ad un
oleodotto costruito nel 1957. Alla curiosità per la città
fa eco quella per l'arte dei dolci, sublimata in alcune specialità
gastronomiche.
Da vedere: Convento dei Padri mercedari, Chiesa del Carmine, Piazza
del Municipio, Corso Umberto I, San Pietro, S. Giorgio, Palazzo Polara,
S. Giovanni Evangelista, S. Maria di Betlem
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Ispica.
Su una collina in leggero pendio posta vicino al mare sorge l'attuale
centro di Ispica, formato da due distinti quartieri: uno di impianto
settecentesco, costruito dopo il disastroso terremoto del 1693 e caratterizzato
da bei palazzi, da ricche chiese e da larghe e diritte vie, l'altro
d'impianto medievale, disabitato e compreso nel cosiddetto Parco archeologico
della
Forza,
il nucleo principale della città fino alla distruzione. L'economia
di lspica si basa soprattutto sull'agricoltura. La produzione della
carota e le industrie collaterali hanno recentemente conosciuto un notevole
sviluppo. Altre attività degne di nota sono connesse con la trasformazione
dei prodotti agricoli, in modo particolare con la conservazione del
pomodoro.
Da vedere: S. Maria Maggiore, Palazzo Bruno di Belmonte.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Scicli.
Piccolo gioiello barocco al di fuori dei consueti itinerari turistici.
Una continuità di insediamento umano, dovuta all'ottima posizione
geografica, è documentata da numerosi resti
archeologici.
Il terremoto del 1968 distrusse il centro medievale, che si era sviluppato
intorno all'originario borgo fortificato di San Matteo. La ricostruzione
a seguire è caratterizzata da una scenografica impronta barocca.
La coltivazione in serre, di cui tutta la fascia costiera è coperta,
sta raggiungendo il primo posto fra le risorse economiche della città
e del suo territorio. Oltre ai primaticci e alla serricoltura, particolare
importanza riveste anche la produzione di agrumi, olio, carrubbe e vino.
La floricoltura sta assumendo, in questi ultimi anni, notevole rilievo.
Da vedere: Chiesa di S. Ignazio, Chiesa di S. Bartolomeo, Palazzo Beneventano,
Chiesa di S. Teresa, Monastero dei Carmelitani, Chiesa di S. Maria la
Nova, Antico nucleo fortificato del Castello e della Chiesa di S. Matteo.
Chiesa e Convento della Croce, Santuario della Madonna di Milici.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Donnalucata.
La pesca e il turismo (le ampie spiagge dalla sabbia soffice ideali
per trascorrere una piacevole vacanza estiva) costituiscono oggigiorno
le attività principali della
cittadina,
insieme alle colture in serre che hanno ormai invaso ampie zone del
litorale. Degno di nota anche il turismo nautico. L'importanza storica
della città è dovuta soprattutto alla facilità
del suo approdo, fu, infatti il porto naturale della grande Scicli,
tanto che nel periodo arabo fu chiamata Marsa Sikla, (Porto di Scicli).
Da vedere: Chiesa della Madonna delle Milizie, Duomo.
Chiaramonte
Gulfi. Dal
nome un po' normanno e un po' arabo, Chiaramonte Gulfi è una
cittadina di origini greco-romane. L'antica Akrillae costituiva una
sosta deliziosa lungo la via che da Siracusa, per Akrai e Casisia, andava
ad Agrigento, ricca di coltivazioni come l'ulivo e i vigneti. Chiaramonte
Gulfi ha un profumo e un sapore inconfondibili: il prezioso olio di
oliva
prodotto
nella zona ha avuto il riconoscimento Dop dall'Unione europea per le
straordinarie proprietà organolettiche e biochimiche. La gastronomia
chiaramontana è ottima (qui si magnifica il porco, sta scritto
nel più antico e famoso locale di ristorazione chiaramontano),
impareggiabile l'ospitalità ed il suo paesaggio, ricco degli
aromi balsamici dei boschi di pino, di cipresso e di eucalipto, che
si aprono dall'alto sulla colina su cui è adagiata la città,
come in un abbraccio dolce e protettivo.
A Chiaramonte non si viene solo per apprezzarne la gastronomia, per
ammirare l'abitato di impianto medievale - distrutto dal terremoto del
1963 e ricostruito sull'antica pianta - per cogliere i suoi tesori d'arte
e di storia, per godere dei frequenti appuntamenti di spettacolo e di
cultura, per sciogliere le ubbie dello spirito grazie alla serenità
del paesaggio e della vista che spazia dal mare d'Africa fino all'Etna,
dalle ciminiere di Gela ai rilievi dell'ennese. Si viene anche per visitare
quattro splendidi musei (un quinto è in allestimento e sarà
dedicato al ricamo e allo sfilato siciliano): la Pinacoteca De Vita,
dedicata alla pittura del grande maestro chiaramontano Giovanni De Vita;
il Museo ornitologico, con oltre cinquecento esemplari di avifauna locale
e nazionale perfettamente conservati e catalogati; il Museo di cimeli
storico-militari della prima guerra mondiale, con più di novecento
reperti, dalle armi al vestiario alle suppellettili ed infine il Museo
dell'olio, straordinaria ricostruzione di interni e tecniche con pezzi
dal 1600 al secondo dopoguerra.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Vittoria.
È la città di più recente fondazione rispetto agli
altri comuni della provincia (1607). L'impianto della città è
strutturato secondo una regolare scacchiera, avente come poli alcune
piazze. Il suo territorio alterna masserie e recinti, delineati da muri
a secco, con serre di svariate dimensioni.
Posta
in uno dei territori più fertili della Sicilia e uno dei centri
agricoli più importanti del Meridione, dove le antiche coltivazioni
di agrumi e di alberi da frutto sono state quasi soppiantate da quelle
in serre di primaticci (oltre 4.500 ettari) e fiori (oltre 400 ettari).
La coltura della vite, che negli anni passati era la risorsa principale,
continua ancor oggi ad alimentare la produzione ed il commercio di pregevole
uva da tavola e di vini ad alta gradazione. Famoso il "Cerasuolo",
vino da pasto tipico del Vittoriese, dal sapore asciutto e dal bel colore,
adatto per carni. Per lo smercio dei prodotti tipici locali, come mosti,
vini, uve pregiate, pomodori e altri prodotti ortofrutticoli, è
stato realizzato un imponente mercato ortofrutticolo all'ingrosso, in
continuo sviluppo. A Vittoria esiste, altresì, un attivo mercato
dei fiori ed è in costruzione un nuovo mercato ortofrutticolo
che sarà il più importante del Meridione.
Da vedere: Piazza del Popolo, Teatro comunale, S. Maria delle Grazie.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Giarratana.
L'antica Cerretanum totalmente distrutta dal terremoto del 1693 e interamente
ricostruita
in nuova posizione. Dell'antico centro sono ancor oggi visibili resti
di fortificazioni, del castello e di alcune chiese. La nuova città
ha uno schema a maglia regolare.
L'economia principalmente agricola offre ricche coltivazioni di frumento,
olio, mandorle e legumi, ingredienti tipici della cucina giarratanese.
Da vedere: Chiesa di S. Bartolomeo, Chiesa di S. Antonio Abate, Chiesa
Madre.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Monterosso
Almo. Il centro abitato, già esistente in
periodo normanno, conobbe un
periodo
di forte crescita nel '300 grazie a Enrico Rosso, conte di Aidone. Distrutto
totalmente dal terremoto del 1693, fu ricostruito nella parte più
alta della collina, in stile settecentesco.
Da vedere: Chiesa di S. Giovanni, Chiesa Madre, Chiesa di S. Antonio.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983
Marina
di Ragusa. Dipendente amministrativamente da Ragusa,
la Marina è il più attrezzato e rinomato tra i centri
balneari della provincia e della Sicilia sud-orientale. Cresciuta intorno
alla
rada
protetta dalla torre fatta costruire dal conte Cabrera nel '500, per
difendere la costa. L'abitato si è sviluppato fra la fine dell'800
e i primi decenni del '900 a seguito dell'intensa attività portuale.
Negli ultimi quindici anni ha subito un ulteriore sviluppo strutturale
e urbanistico, trasformandosi in una piccola città.
Da vedere: Oasi della Foce dell'Irminio.
Fonte
Sicilia. Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2001
Conoscere l'Italia, Sicilia, Istituto Geografico De Agostini, 1983